25 MARZO 2012 - ore 17:15

Produzioni Raffaello - CTVCentro Teatrale Viterbese

LA RAGIONE DEGLI ALTRI

di Luigi Pirandello

con

LILIANA RANDI
Livia Arciani

CRISTINA CALDANI
Elena Orgera

CARLO VITALE
Leonardo Arciani

MAURIZIO D’AGOSTINO
Guglielmo Groa

RAFFAELLO LOMBARDI
Cesare D’Albis

TOMMY
Usciere

Regia
GIOVANNI ANFUSO

Scene
ALESSANDRO CHITI

Costumi
VIVIANA GINEBRI

Musiche
LUCIANO FRANCISCI

La vicenda è quella di un giornalista, Leonardo Arciani, che, a causa della sterilità della moglie Livia, intreccia una relazione con una vecchia fiamma, Elena, dalla quale ha una figlia. La moglie vorrebbe riavere il marito, ma ritrovandolo padre di una bimba, sostiene di dover portare via, ad Elena, non solo l'amante, ma anche la piccola…al fine di offrire alla piccola una famiglia ricca e "in regola".
Con “La ragione degli altri” compare per la prima volta una tematica costante in Pirandello: l'annullamento di sé per la felicità dell'altro, la cancellazione della propria personalità per la personalità degli altri, delle proprie ragioni per le ragioni degli altri. Ambientato nella Roma d’inizio secolo, “La Ragione degli Altri” è il primo lavoro in tre atti dell’agrigentino; lavoro che risente pesantemente dell’ambiente culturale dell’epoca. E proprio in quell’ambiente, decisamente restio a tutte le novità che non siano celebrative del regime, Pirandello si “inserì” andando a scardinare la società italiana dal suo interno. Infatti, laddove il naturalismo metteva al centro della sua indagine “il fatto” qual era, Pirandello decentrando “il fatto”, metteva al centro della sua indagine le reazioni psicologiche dei personaggi. Egli non aveva mai creduto in un teatro che intendesse impartire rigorose lezioni di politica e di morale, destinate a mutare le coscienze dello spettatore, ma soltanto in un teatro senza aggettivi, senza altra qualifica che se stesso. Per questo affidò proprio al teatro il tormento dell’uomo che vede intorno a sé una realtà in cui non è possibile comunicare, cioè fondare un vero rapporto di comunione di valori e verità tra due persone; soprattutto in una società fondata su convenzioni che si volevano eterne anche nell’ingiustizia e nell’errore. Ecco perché la protagonista Livia, progettando la più grande delle vendette: il perdono! (l’accoglienza del marito - traditore - e della figlia di lui), e stimolando la composizione di una famiglia “illegittima”, pone a noi il suo tormento: “Voi che avete biasimato una figlia nata da un donna non moglie, non biasimerete una figlia che vive con una donna non madre!”.